Piromania

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Come (in modo sacrosanto) ricordano spesso gli amici dell’Emergere del Possibile, il Cinema è nato sperimentale, è nato come frutto (o come oggetto) di una sperimentazione. Il seme dei Lumière è dunque quello dell’esperimento, della tortura dell’Immagine, dell’esperienza cieca del muoversi verso il Confine, della rimozione dei canoni e dell’esplorazione riazzerante ed iconoclastica delle cavità. Di fatto, questa ricerca perimetrale è l’oggetto per cui Immagini di Confine esiste; una ricerca che può essere genuina quanto può non esserlo, visto e considerato che non è tanto l’oggetto ricercato che costituisce la cospicuità della generazione, quanto ciò che sta a monte della generazione stessa, vale a dire, per l’appunto, quella ricerca che può sorgere per ardere e quella che invece sorge solo per illuminare l’uomo con la fiamma. Va da sé che una delle due è il fondamento del Cinema, così com’è concepito in questi spazi, una è il fondamento della mistificazione, ma tant’è, basta vedere per capirlo. Parleremo un po’ di questo, un po’ di quello, procedendo tuttavia per una strada che ci pare la più la più affine alla nostra sensibilità: prendere il Cinema per il Cinema, e lasciare ciò che sta dietro al Cinema alle persone che lo realizzano. Persone che possono anche non andarci a genio, in molti casi (ed in molti altri il viceversa, per fortuna); cambieremo idea, forse, ma per ora è ciò che l’Immagine fa sorgere che ci interessa, non sempre ciò da cui l’Immagine è sorta.