Frammenti

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Se, come ha detto qualcuno – trovandomi peraltro più che in accordo – il web ha provveduto a donare il diritto di parola agli imbecilli, facendo collimare tutte le linee di forza verso un marasma digitale risultante caotico e imbarazzantemente inutile ed insipido, vien da sé che si debba spendere una parola sul perché ci si trovi sul web a produrre parole su Cinema e Immagine in un contesto generale stracolmo di paccottiglia e ripetizioni. Del resto, di questi tempi accendere un PC e scribacchiare due righe d’accademismo alambiccante sul (udite udite) film d’essai, magari con qualche sequenza strobo perchè così è anche experimental, e attegiarsi a gran sapienti col manualetto sottobraccio, insomma, tutto questo tira tanto. Sembra che ognuno abbia qualcosa da dire. Ma il vero problema è non tanto il fatto che, alla fine, tutti quanti dicano la stessa cosa (tranne qualcuno, per fortuna; e quel qualcuno traccia la strada, e tutti dietro a trotterellare), quanto piuttosto il fatto che si dica il nulla. La verità è che della rece su tecnica e contenuto non ce ne si fa una mazza. Il fatto che poi, generalmente, alla gente piaccia leggere il nulla e star seduti sul divano a scrivere della fotografia dell’ultimo Malick o chi per lui, tirar su la cinquantina di likes e sistemarsi il panciotto da intellettuale vero, tutto questo non ve lo toglie nessuno. Immagini di Confine nasce tra quattro gatti e lì rimarrà, necessariamente. Il punto della questione però è il seguente: se scrivere, e in particolare scrivere di Cinema, è il nuovo abuso popolare stile mercante in fiera, scrivere di Cinema oggi deve essere un atto politico. Perchè ha senso parlare di Cinema oggi? Ecco dunque che della rece di trama, personaggi e suggestioni intime non ce ne frega proprio niente, non qui. Non è tanto il film il punto di focalizzazione, quanto l’Immagine e le sue implicazioni, in un contesto che ne implica la svendita e la mercificazione. Liberi tutti di scrivere e leggere quello che si preferisce. Figuriamoci se mi sento le risposte in tasca. Però quantomeno porsi le domande sarebbe un buon punto di partenza.

Frammenti #001: Questa non è una rivoluzione.

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Frammenti #002: Un carteggio (virtuale) con l’Emergere del Possibile

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