The House (Šarūnas Bartas, 1997)

Madre. Madre, spesso avrei voluto parlare con te di tutto, ma non l’ho mai fatto. Ma dentro di me, io parlavo con te. Potevo sentirlo, e sentire le tue risposte. Ma ogni volta che vengo qui ad ascoltarti, non posso più parlare con te. Rimango in silenzio. Tutte le parole sono state dette. Dette internamente. E tutte le mie domande, tu hai risposto ad esse, dentro di me. Prima è sempre accaduto questo. Quando eravamo distanti. Distanti l’uno dall’altra. Ecco com’era prima. Come è stato, e mai più potrà accadere. Non importa quanto io lo voglia. Il futuro. Nel futuro io sono libero. Libero, perché ancora non esiste. Non comprendo il presente. Il presente è così sfuggente che non sono certo che esista. –

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La torre (Sebastián Múnera, 2018)

Il 17 Marzo del 2004, una congegno esplosivo venne fatto detonare nella Biblioteca Pubblica Piloto di Medellin; un luogo che conservava la maggior parte dell’archivio fotografico della storia della Colombia. Una sola fotografia è l’unica prova rimasta di quella barbarie.

Nasce dalla rimembranza sanguinante e dolorosa di questo triste e degradante evento, l’opera prima del colombiano Sebastián Múnera, promettente e giovane artista sudamericano, ambientata in quella Medellin già vessata e nota al mondo intero per la sua celebre e funesta storia di violenza, una violenza che (ahimè) sorpassa anche quella dell’antefatto da cui attinge questo La torre, e che non fa che da contestualizzazione aggiuntiva (se mai ce ne fosse bisogno) alla sopraffazione di un popolo e della sua identità collettiva, tanto stremata quanto laboriosa nel tentativo (l’ennesimo) di riappropriamento di una pace e di un equilibrio che le sono da sempre stati negati. Continua a leggere La torre (Sebastián Múnera, 2018)

Heremias, book one. The legend of the lizard princess (Lav Diaz, 2006)

Sì, siamo il paese al mondo che ha il maggior numero di tifoni. Ai filippini i tifoni addirittura piacciono, sono parte della nostra natura, della nostra cultura. Ci preoccupiamo quando non ci sono tifoni per un po’ di tempo.

(Lav Diaz)

Fenomeno naturalistico di annientamento ed anti-naturalezza, elemento ingombrante ed incernierato indistinguibilmente nell’identità filippina stessa, il tifone è perenne (anti)protagonista di gran parte di (ed, a ben vedere, travalicando i confini del mero evento geo-meteorologico, di tutta) la fluviale e strabordante produzione cinematografica del maestro filippino Lav Diaz, figura ormai tra le più imponenti nel panorama filmico contemporaneo, autore imprescindibile ed im-mediato, procreatore del cinema probabilmente più puro ed incontaminato dell’intero panorama audiovisivo attuale. Continua a leggere Heremias, book one. The legend of the lizard princess (Lav Diaz, 2006)